Siamo sul finire del XIX Secolo, in una terra aspra circondata dal Mare, portatore di conquistatori d'ogni razza e religione.
Isola abbandonata a sé stessa, appendice di quel Continente che si rammenta d'essa solo per sfruttarne le materie prime e le risorse umane.
In questo luogo nel quale la vita dell'uomo comune scorre lenta e grama crescono diverse realtà che, pur dipanandosi in differenti spire, terminano nella comune esistenza fatta di privazioni, emarginazione e sopraffazione fisica, psichica ed economica.
A questa rassegnata realtà sfugge una porzione del tutto, una landa abitata da genti che non paiono avere nulla d'eguale agli altri isolani, un popolo indomo che nessun Generale o Re è mai riuscito a conquistare né piegare, una stirpe che fu in grado di tenere testa all'Impero Romano e ai Bizantini; un nugolo di uomini e donne che l'Imperatore Giustiniano apostrofò come Civitates Barbariae, i Barbaricini, gli abitanti della Barbagia.
Il fulcro della storia è un figlio di questa comunità, un ragazzo cui nelle vene scorre il sangue d'un popolo guerriero venuto da così lontano che la storia non ne serba rimembranza né traccia.
Giuseppe Barca è il protagonista della storia; il padre si rende conto delle privazioni che i suoi paesani, e lui stesso, sono costretti ad imporsi e vuole ad ogni costo che il figlio possa vivere un'esistenza migliore, riscattandosi da quel destino infido.
Decide di farlo studiare e, grazie ad un escamotage, riesce a mandarlo alla Regia Scuola per Ingegneri di Torino.
Qui Giuseppe studia molto e conosce personaggi del calibro di Sobrero e Salemi, divenendone amico.
Dopo un anno, causa ingiusta incarcerazione del padre legata a episodi di brigantaggio commessi da terzi a lui estranei (situazioni realmente esistenti all'epoca), si vede costretto a tornare al paese, trovandolo peggiore, se possibile, di quando era partito.
Chiede spiegazioni ai Carabinieri e al giudice ma non ottiene che sbeffeggi, arroganza e prepotenza.
Decide, allora, di vendicare personalmente il padre e, contestualmente, sfruttando i suoi studi e l'ingegno che possiede in sovrabbondanza, mette a punto un piano per scarcerarlo, esponendosi a gravi rischi e divenendo il ricercato numero uno di Sardegna; un BRACCATO.
Da qui in poi vi è l'utilizzo di tutta l'arte del vivere e cacciare nei boschi appresa dal padre e tramandatagli quale patrimonio genetico, la conoscenza degli stessi e della moderna ingegneria, coadiuvata dagli insegnamenti accademici di Sobrero e Salemi.
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